Salvatore Carrano

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INFO AUTORE/OPERA

Salvatore Carrano, da poco in pensione, ha insegnato dal 1980 economia aziendale in un istituto di istruzione superiore. È socio di un’associazione che propone aggiornamenti e informazioni sul settore bancario e ha scritto circa novanta articoli, principalmente di economia, finanza, attualità e fintech pubblicati su vari siti specializzati.

Ha collaborato alla realizzazione di un manuale per il settore bancario e finanziario “Manuale pratico di Banca” e, inoltre, si è creato e cura un proprio sito – http://sepenso.it/ – dove ha raccolto tutti gli articoli pubblicati.

L’autore ha composto quest’opera utilizzando perlopiù brani, frasi, descrizioni, liberamente tratte – traducendole direttamente dalle edizioni originali in francese, scaricabili gratuitamente su http://ebooksgratuits.com – dal capolavoro di Proust, “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, e integrandole con quel tanto di testo necessario all’esigenza di mantenere i dialoghi tra i personaggi, a dare rilievo ai distintivi episodi della vicenda e a reggere la trama.   

  Mesalliance è un’opera in cinque atti e il protagonista è un giovane scrittore dell’alta società nella sua storia con la “Prigioniera” che non sposerà mai perché la ragazza “fugge” e muore. Probabilmente il giovane non avrebbe comunque sposato la ragazza per evitare la mesalliance che le persone a lui più vicine, in primis la madre, faranno di tutto per evitargli di compiere. Nel quinto e ultimo atto, dopo la morte della ragazza, il protagonista sceglie l’isolamento, sia come espiazione alle sue colpe e sia per dedicarsi esclusivamente al completamento della sua opera letteraria.

Prefazione

 “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, scritto da Marcel Proust, è l’opera letteraria di maggior pregio del secolo scorso. È un romanzo monumentale, un interminabile monologo racchiuso in sette volumi per un totale di circa quattromila pagine complessive. Non narra una precisa vicenda a cui aggrapparsi per resistere nella lettura e le minuziose, forbite e incantevoli descrizioni di luoghi, personaggi e situazioni contenute nel romanzo, sono inimmaginabili e straordinarie.

Mesalliance è realizzato principalmente con queste descrizioni, e il testo utilizzato – tradotto direttamente dall’edizione originale, in francese e scaricabile gratuitamente su http://ebooksgratuits.com – scelto in funzione all’adattabilità alla mia storia in tutti e sette i volumi del romanzo, ha dato forma a un’opera teatrale.

In quest’opera ho adattato personaggi e ambienti del capolavoro di Proust, alla mia rielaborazione spostandoli – ma non troppo – negli anni e nei luoghi.  Le figure del protagonista, della domestica, del suo migliore amico, della fidanzata e del padre, non hanno subito mutamenti rilevanti, mentre il personaggio della madre è cambiato alquanto. Ho trasformato una madre dolce, amorevole e preoccupata per la precaria salute del figlio, in una madre allarmata e angosciata per l’avvenire del figlio tanto da provocarne, per volere del protagonista stesso, la definitiva separazione. Ho mostrato una madre traviata dal troppo amore per il figlio, il quale, letargico e indolente per natura, scarica, dopo la prematura morte della giovane fidanzata, su di lei tutte le sue sofferenze, incolpandola di quello che gli succede e di quello che non riesce a fare. Nel mio adattamento, la madre, per il protagonista, muore da viva; si rifiuterà persino di ascoltare la sua voce al telefono.

La sofferenza, l’angoscia, la precarietà della salute del protagonista vengono riversate sulla scena, su di una scena rigida, confinata, racchiusa in un interno domestico dove viene rappresentato il solo mondo di una classe sociale privilegiata, una borghesia arroccata e scostante, ricca di benessere e di opportunità, che non ha bisogno di lottare per la sopravvivenza, per il potere o per il denaro. Su questa scena viene rappresentata la vicenda personale di un protagonista che è sempre presente, e l’attenzione del lettore/spettatore resta sempre concentrata su di lui anche quando per una breve pausa si allontana dalla scena per consentire alla madre di aggiustare, a sua insaputa, l’intendimento di un delicato incarico affidato al suo amico.

D’altronde, è forse l’unico personaggio possibile per un ruolo così accentrato, quasi onnipresente, che sembra subire gli eventi coprendoli con la sua indolenza, ma in fondo si rende conto di tutto quello che gli accade intorno, tant’è che arriva a cogliere il male dolce, involontario, dell’amore materno e l’avvilente inganno dell’amicizia.

Mi sono dibattuto se inserire la descrizione dell’azione scenica e il racconto dell’ambientazione, ma poi ho desistito per lasciare all’immaginazione del lettore libere sensazioni e personali emozioni. E in più, in caso di un’eventuale rappresentazione teatrale, sarà lo stesso regista ad associare ai dialoghi, scene ed espressività interpretativa dei personaggi.

Posso comunque figurarmi l’ambientazione nelle stanze di un lussuoso appartamento di una grande città Italiana, Milano o Torino, per esempio, a inizio anni sessanta.

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