Nell’immediato secondo dopoguerra, nei paesi del meridione d’Italia si pativano, più che altrove, gli stenti del trascorso conflitto mondiale e gran parte della popolazione era costretta a lavorare dalla mattina presto, e fino a tarda sera, unicamente per procurarsi i più basilari mezzi di sostentamento.
La giornata lavorativa di un contadino iniziava all’alba con una scarpinata fino a raggiungere un bosco di montagna dove procurarsi della legna secca da utilizzare per il riscaldamento e la cottura del cibo. Un campagnolo, che evidentemente non brillava per acume e sagacia, proprio mentre raccoglieva dei rami in un bosco, si accorse di una borsa piena zeppa di denari. Visibilmente sorpreso, si fermò, tirò su l’inatteso ritrovamento per visionarne attentamente il contenuto e dopo una breve pausa di riflessione, rimettendo la sacca al posto dove era stata rinvenuta, esclamò: “Quando si va a borse si va a borse e quando si va a legna si va a legna. Oggi sono venuto a legna e devo portare a casa la legna, domani verrò a borse e porterò a casa la borsa piena di denaro”. E così fece. Raccolse il quantitativo di legna che l’asino poteva trasportare sul dorso e si diresse verso casa. L’indomani, alzatosi come sempre di buon’ora si incamminò con passo più spedito del solito verso il bosco seguendo lo stesso tragitto della mattina precedente, raggiunse il luogo dove il giorno prima aveva rinviato al domani il suo divenir creso, ma, seppure cercando meticolosamente fino al tramonto, non riuscì più a trovare il piccolo tesoro e, deluso, se ne tornò a casa con l’asino scarico perché anche questa volta volle rispettare il suo fermo principio.
La concezione oraziana del carpe diem parte dall’idea che l’uomo non può prevedere né determinare il proprio futuro. Solo il presente può essere oggetto di intervento, e quindi è nel presente che devono concentrarsi le sue azioni che dovrebbero mirare a cogliere le occasioni e le opportunità, (e gli inaspettati ritrovamenti) senza farsi condizionare da progetti in corso o adempimenti rigidamente programmati riguardanti un domani ipotetico. È pur vero che a volte “la magia del bisogno rende preziose delle cose miserabili”, ma un fascio di legna vale sempre molto meno di una borsa colma di denari e poi, se tra due mali si sceglie il minore, tra due beni, si sceglie il migliore, il più di valore. E si sceglie anche più di valere! “Quando si è incudine, statti; quando si è martello, batti”. Fatti valere e alza la posta quando sai che gli interlocutori hanno meno da offrire e, porta a casa il massimo che puoi ricavare da una situazione o da un affare. Quando si negozia, è già un buon risultato se sei operazioni su dieci sono a tuo favore, il “tutto o niente” è quasi sempre niente, e se qualche sporadica volta dovesse essere “tutto”, non arriverebbe a colmare il quanto non si è colto nelle altre negoziazioni. E il “tutto” tra l’altro, provoca rammarico, scontento e voglia di rivincita a chi ha ricevuto solo “niente”. E il rammarico è come la brace sotto la cenere, cova. Cova e prende fuoco inaspettatamente, senza controllo e distrugge. Distrugge la già poca fiducia degli abili e rancorosi negoziatori che s’impuntano e puntano solo “al tutto” nelle successive negoziazioni che non si concluderanno o saranno totalmente sfavorevoli per alcuni generando quell’effetto a catena, quel cane che si morde la coda provocato dalla ricerca del “tutto o niente”.
La politica dei piccoli passi è la pratica applicazione del carpe diem oraziano quando si governa con le coalizioni. Ogni forza politica porta a casa sempre qualcosa e anche se un negoziatore più abile degli altri ottiene qualcosa in più, l’avrà ottenuto comunque con il consenso delle parti e perciò, non ci saranno rancori o accesi propositi di rivincita nelle prossime negoziazioni. Si negozia, si ottiene (a volte solo un uovo e non la gallina come si vorrebbe) e soprattutto si governa. Non si riesce a ottenere tutto quello che si vorrebbe, ma qualcosa si porta a casa. Si va avanti a piccoli passi, appunto. E così facendo e sommando tante piccole quantità si ottiene quel “tutto” iniziale a cui si mirava in una prima negoziazione.
“Chiedi e ti sarà dato”, certo è così, ma devi anche concedere per ricevere! Un abile negoziatore è colui che chiude la negoziazione a suo favore. E questo non significa che gli altri partecipanti non abbiano ricevuto nulla, perché in tal caso sarebbe un’estorsione. Ognuno seduto al tavolo può vantare i suoi successi, e se come succede in politica i negoziatori rappresentano delle parti, delle categorie, tali personaggi potranno vantarsi solo dei successi ottenuti senza per forza dover propagandare le concessioni che a malincuore si sono dovute fare.
È evidente che l’apologo del contadino grullo ricalca la versione più colta del carpe diem oraziano che, se non venisse troncato della significativa continuazione “quam minimum credula postero” (“confidando il meno possibile nel domani”) ammonirebbe a vivere il presente e a non contare troppo su un futuro che, conviene ricordarlo, quando si resta spettatori, sono gli altri a orchestrare. Infatti, “o sei nel menu, o sei il menu”.
23/02/2026
Salvatore Carrano
