Quando, tanti anni fa, mi presentai alla prima lezione del corso di statistica, il professore, prima di illustrare il programma e le finalità dell’insegnamento, esordì affermando che “statisticamente quando un evento ha la possibilità di verificarsi al cento per cento, può non verificarsi”.  Perplesso, confuso e forse anche un po’ incredulo nonostante il docente poi con degli esempi cercasse di spiegare il senso dell’affermazione, al termine della lezione io di certo, ma dalle espressioni in volto non ero il solo, cominciai a pensare che questo esame non sarebbe stato di sicuro il meno impegnativo. Con qualche affanno, tra gli esempi applicativi dello “Scarto quadratico medio” e la “t di Student”, arrivò finalmente il giorno dell’esame e mi sentii sollevato di aver superato una simile fatica. Sono trascorsi tanti anni, quasi non ricordo più niente dei concetti che avevo appreso dallo studio della disciplina ma, oggi, qualche ora prima di iniziare a scrivere il presente testo, mi sono accorto di averne utilizzato tantissimo i fondamenti peculiari pur senza essermene reso conto. E, riflettendoci, mi accorgo anche di quanto la Statistica sia moderna, attuale, e perfettamente ad agio con le nuove tecnologie digitali.  Tante qualità, insomma. Per cominciare, la Statistica è sicuramente democratica e consente all’ultima persona di una specifica graduatoria di farla sentire normale, livellandola a un valore medio che la libera dal complesso d’inferiorità. La Statistica sa anche essere generosa e consente anche a chi non ha la possibilità di comprarsi un pollo da fare arrosto, di classificarlo tra quelli che ne mangiano più di uno al mese. La Statistica è premonitrice, ci si basa per quantificare scenari, eventi e preparare un fondato bilancio preventivo che produca gli effetti desiderati senza doversi troppo servire dell’analisi degli scostamenti. E quanto è utile nello sport agonistico! in una telecronaca di una partita di tennis, non c’è commentatore che non sottolinei e rimarchi l’esito, buono o cattivo, di un incontro attribuendolo alle percentuali di prime di servizio messe in campo o dei punti vinti a rete. La Statistica sorprende per la sua umanità, è imperfetta come l’essere umano, ha una valenza straordinaria di relatività e trasmette, pur nella sua approssimazione, il senso preciso e paragonato del valore. La Statistica è confortante negli eventi che turbano l’animo umano; infatti, il riscontro di un netto calo in un dato periodo di accadimenti tragici e tristi – ad esempio incidenti stradali e femminicidi – è accolto generalmente positivamente e con grande favore. Se fosse per la Statistica, non ci sarebbero disastri ecologici. Una pioggia violenta e rovinosa sarebbe inglobata in un periodo di siccità e andrebbe a essere, nel periodo di riferimento anche benedetta per aver fatto crescere i millimetri di pioggia caduti in un intervallo considerato. La Statistica unisce e rinsalda lo spirito patriottico. Alla notizia che un popolo è statisticamente il più bravo in qualcosa, anche se individualmente in tale argomento non se ne conosce granché, trovandosi a confrontarsi sul merito, ci s’inorgoglisce al solo pensiero di far parte di quella collettività nazionale considerata la migliore nella materia. È “fenomenale” la Statistica, servendosi di analogie, ipotesi e probabilità, formula e spiega leggi che governano dei fenomeni senza doverli analizzare individualmente. Se non ci fosse la Statistica, il mondo sarebbe diviso per valori assoluti, in ricchi, poveri, istruiti, ignoranti; non ci sarebbe la classe media e una nazione sarebbe lodata solo per i suoi monumenti o per le sue eccellenze nelle arti e nelle scienze. Una città non potrebbe essere apprezzata per la qualità della vita o per il benessere sociale derivante dalla minima o irrilevante quantità di rapine o dall’efficienza del trasporto pubblico metropolitano. La Statistica accomuna i “campioni” ai fenomeni di massa e omogeneizza le caratteristiche di un popolo in base alla percentuale di eventi; “tutti gli italiani mangiano pasta”, “i giapponesi sono puntualissimi” e “le popolazioni europee sono tra le più evolute del pianeta”.  La Statistica aiuta a superare la paura. Chi teme di volare, e facendosi coraggio è salito per la prima volta su un aereo, quasi sicuramente avrà letto e si sarà ripetuto tra sé e sé che il trasporto aereo è il più sicuro al mondo per il numero (basso) d’incidenti. Nella vita quotidiana la Statistica aiuta a programmare le frenetiche giornate d’impegni consentendo di organizzare incontri, eventi, appuntamenti e spostamenti. La Statistica è avvincente come una partita di calcio prossima alla conclusione “da come stiamo giocando, abbiamo buone probabilità di portare a casa un risultato positivo”. Già, le probabilità! è vero mettono ansia, creano insicurezza, ma emozionano durante e soddisfano molto alla fine (soprattutto quando sono scarse) se si verificano. La Statistica alimenta la speranza, forse a volte illude, ma di certo genera un sentimento di aspettazione fiduciosa che aiuta a essere ottimisti quando si desidera fortemente qualcosa e ci si basa sulle probabilità di ottenerle. Come per ogni conoscenza, se ne può fare un uso inadatto e sconveniente. La pubblicità e la politica, usano la Statistica delle volte impropriamente, a proprio tornaconto, per aumentare le vendite e i consensi; ma si sa anche le cose buone possono far danni.

23/03/2024

Salvatore Carrano